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Milza: dove si trova e a cosa serve

19/08/2026

Milza: dove si trova e a cosa serve

La milza occupa una posizione anatomica precisa e, per molti versi, appartata: si trova nell'ipocondrio sinistro, tucked sotto l'arcata costale sinistra, in rapporto stretto con il diaframma superiormente, lo stomaco medialmente, il rene sinistro posteriormente e la flessura splenica del colon inferiormente. Comprendere dove si trova la milza non è un esercizio puramente topografico: la sua collocazione condiziona la sintomatologia delle patologie che la coinvolgono, la difficoltà dell'esame obiettivo e le scelte chirurgiche in caso di trauma o splenectomia. Un organo normalmente non palpabile in condizioni fisiologiche, che diventa invece apprezzabile alla palpazione bimanuale quando raggiunge dimensioni di almeno il doppio rispetto alla norma.

Sul piano embriologico, la milza si sviluppa dal mesenchima del mesentere dorsale verso la quinta settimana di gestazione, il che spiega sia la sua irrorazione arteriosa — affidata all'arteria splenica, ramo del tripode celiaco — sia la sua peculiare mobilità rispetto agli organi retroperitoneali. Pesa mediamente tra 150 e 200 grammi nell'adulto, con una morfologia a fagiolo appiattito il cui ilo è orientato medialmente; le dimensioni ecografiche di riferimento oscillano intorno ai 10-12 cm nel diametro longitudinale, con variazioni individuali non trascurabili legate all'età, al sesso e allo stato immunologico del soggetto.

Quello che rende la milza clinicamente rilevante va ben oltre la sua posizione: è un organo che svolge funzioni emopoietiche, immunologiche e di filtro vascolare che si intrecciano in modo tale da renderla difficilmente sostituibile da un singolo meccanismo compensatorio. La sua assenza — chirurgica o funzionale — lascia tracce misurabili nell'emocromo, nella risposta vaccinale e nel rischio infettivo a lungo termine, aspetti che qualunque clinico che segua pazienti post-splenectomia conosce sul campo, nei follow-up a distanza di anni dall'intervento.

Anatomia topografica e rapporti con le strutture adiacenti

La loggia splenica è delimitata da strutture che condizionano sia la diagnosi per immagini sia il comportamento clinico delle patologie di organo: superiormente il diaframma trasmette alla milza le escursioni respiratorie, motivo per cui le splenomegalie importanti possono ridurre la capacità vitale e generare dispnea da compressione; anteriormente il legamento gastrosplenico contiene i vasi gastrici brevi, la cui lacerazione durante una splenectomia laparoscopica richiede controllo meticoloso per evitare emorragie secondarie. Il legamento splenorenale, invece, è la via attraverso cui decorre la coda del pancreas nel suo percorso verso l'ilo splenico, una vicinanza anatomica che spiega perché le pancreatiti acute severe possano determinare alterazioni ecografiche e scintigrafiche a carico della milza stessa. La vascolarizzazione venosa drena nella vena splenica, che confluisce con la mesenterica superiore a formare la vena porta: una relazione che ha implicazioni dirette nella fisiopatologia dell'ipertensione portale, dove la splenomegalia congestizia rappresenta uno degli stigmata più costanti e facilmente rilevabili.

Funzione di filtro ematico e distruzione degli eritrociti senescenti

Attraverso la milza transitano circa 300 ml di sangue al minuto, un flusso che viene rallentato nella polpa rossa grazie a una rete di sinusoidi fenestrati in cui gli eritrociti devono deformarsi per passare attraverso fessure endoteliali di 2-3 micrometri; quelli che hanno perso elasticità membranaria — per invecchiamento, difetti di membrana come nella sferocitosi ereditaria, o per ossidazione in corso di alcune emoglobinopatie — vengono trattenuti e poi fagocitati dai macrofagi splenici residenti. Questo processo, che completa il ciclo di vita degli eritrociti dopo circa 120 giorni, libera ferro e aminoacidi che rientrano nel circolo metabolico generale; l'emoglobina viene catabolizzata in bilirubina, la cui produzione accelerata in corso di ipersplenismo si traduce in ittero emolitico misurabile con la sola bilirubina indiretta elevata. La milza rimuove anche eritrociti che contengono inclusioni — corpi di Howell-Jolly, corpi di Heinz, granuli siderotici — e la loro persistenza nel sangue periferico in pazienti asplenici o con asplenia funzionale costituisce uno dei segni ematologici più rapidi e affidabili per confermare la perdita della funzionalità splenica.

Ruolo immunologico: produzione di anticorpi e risposta agli antigeni capsulati

La polpa bianca della milza è organizzata attorno alle arteriole centrali in manicotti linfatici periarteriolari composti prevalentemente da linfociti T, circondati da zone marginali ricche di linfociti B e macrofagi specializzati nella cattura di antigeni circolanti nel sangue; questa architettura consente una risposta immune primaria efficiente agli antigeni timo-indipendenti di tipo 2, categoria a cui appartengono i polisaccaridi capsulari di batteri come Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae tipo b e Neisseria meningitidis. La milza produce properdina, componente del sistema del complemento per via alternativa, e tuftsin, un tetrapeptide che potenzia l'attività fagocitaria dei granulociti; la loro riduzione dopo splenectomia contribuisce a spiegare la suscettibilità delle persone aspeniche alle infezioni fulminanti da encapsulati, un rischio che persiste per tutta la vita e non si esaurisce nel periodo perioperatorio. Per questa ragione i protocolli vaccinali nei pazienti candidati a splenectomia prevedono la somministrazione pre-operatoria, almeno due settimane prima dell'intervento, dei vaccini antipneumococcico polisaccaridico coniugato, anti-Hib e anti-meningococcico, con richiami periodici determinati dal tipo di vaccino utilizzato e dalla risposta sierologica individuale.

Emopoiesi extramidollare e riserva trombocitaria

Nel feto, la milza svolge una funzione emopoietica attiva fino alla nascita, producendo eritrociti, granulociti e megacariociti in parallelo con il fegato e il sacco vitellino; nell'adulto questa capacità rimane latente ma può essere riattivata in condizioni di insufficienza midollare grave, come nelle mielofibrosi primitive o nelle anemie emolitiche croniche severe, dove la splenomegalia massiva che ne deriva è espressione di un adattamento funzionale piuttosto che di una patologia primitiva dell'organo. La milza funge inoltre da riserva per circa un terzo delle piastrine circolanti totali, sequestro fisiologico che può accentuarsi fino al 90% in caso di splenomegalia importante, determinando una piastrinopenia da pooling che non risponde alla trasfusione di concentrati piastrinici se non dopo correzione della causa sottostante. Questa funzione di serbatoio riguarda anche i granulociti neutrofili e una quota di eritrociti, ed è clinicamente rilevante nei pazienti cirrotici con ipertensione portale, nei quali la bicitopenia o la pancitopenia da ipersplenismo complicano la gestione delle terapie antivirali e antitumorali.

Splenomegalia: cause, diagnosi differenziale e approccio clinico

Una milza palpabile all'esame obiettivo — ovvero rilevabile per dimensioni che superano il margine costale — richiede un inquadramento sistematico che tenga conto delle tre categorie fisiopatologiche principali: congestizia, infiltrativa e iperplastica-reattiva; la splenomegalia congestizia è la più frequente nella pratica clinica italiana, dove la prevalenza di epatopatie croniche da virus B e C, da alcol e da NAFLD/MASLD è storicamente elevata, e si accompagna in genere a segni ecografici di ipertensione portale come splenomegalia con vena splenica dilatata, ascite e circoli collaterali porto-sistemici. Le splenomegalie infiltrative — da amiloidosi, malattie da deposito lisosomiale, linfomi, leucemia mieloide cronica — raggiungono spesso dimensioni superiori, con organi che superano i 20 cm al diametro longitudinale e scendono nella pelvi, ed è in questi casi che il corteo sintomatologico include il senso di peso e di sazietà precoce per compressione gastrica, oltre al dolore sordo in ipocondrio sinistro che può irradiarsi alla spalla omologa per irritazione diaframmatica. La diagnostica per immagini di primo livello rimane l'ecografia addominale, rapida e priva di radiazioni, integrata dalla TC con mezzo di contrasto quando si sospettano lesioni focali, infarti splenici o quando è necessaria una stadiazione oncologica; la biopsia splenica, invece, è riservata a casi selezionati data la vascolarizzazione dell'organo e il rischio emorragico, preferendo quando possibile la diagnosi su linfonodo, midollo osseo o altre sedi più accessibili.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.